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Prima ancora di aprire gli occhi
qualcuno aveva scritto il nostro nome
su una pagina che non ricordiamo,
tracciando confini invisibili
intorno alla culla,
intorno al pensiero,
intorno al cielo.
E siamo nati dentro una cupola,
energia senza porte,
un recinto trasparente
che nessuno vede
e che tutti impariamo a chiamare
realtà.
Ci hanno insegnato la paura
prima ancora del coraggio,
l' obbedienza prima della domanda,
il rumore prima del silenzio.
Poi sono arrivati gli schemi,
nelle voci contemporaneamente,
mille verità che si mordono la coda,
mezze verità vestite da certezze,
menzogne abbastanza ripetute
da sembrare memoria.
E noi, giorno dopo giorno,
abbiamo lasciato un poco di noi
nelle macchine.
Un pensiero alla volta.
Un desiderio alla volta:
Un dubbio alla volta.
Finchè il volto dell' uomo
ha cominciato ad assomigliare
a quello che il sistema voleva vedere.
Programma.
Consuma.
Obbedisci.
Temi.
Ripeti.
E la macchina continuava a crescere.
Ma chi ha scritto il primo codice?
Noi?
Coloro che vennero prima di noi?
Civiltà cancellate dal tempo,
creatori dimenticati,
intelligenze nate dalla materia
o firse dalla materia stessa dell' Universo?
E se dietro le rovine,
dietro i miti,
dietro gli dei e gli uomini,
ci fosse una domanda
che abbiamo smesso di porci?
Non so chi tenga le mani
sui fili del mondo.
Non so se esista davvero
un grande architetto nell' ombra,
un progetto per ridurre l' uomo
a numero, a consumo,
a obbedienza.
Non so se il cielo venga manipolato
o se siamo noi
a cerecare un burattinaio
ogni volta che il mondo
diventa troppo difficile da comprendere.
Ma una cosa la sento:
Quando tutti pensano la stessa cosa
senza più chiedersi perchè,
qualcosa nell' uomo muore.
E quando la paura
diventa più forte della coscienza,
la prigione non ha più bisogno di mura,
basta convincerci
che non esistono porte.
Forse il vero reset
non sarà quello del mondo.
Forse sarà quello dell' uomo
che un giorno si fermerà,
spegnerà il rumore,
guarderà il cielo
senza chiedere permesso.
E dentro il proprio silenzio
sentirà ancora una voce
che nessuna macchina
è riuscita a programmare.
Una voce antichissima.
Senza padrone.
Senza algoritmo.
La chiameremo anima,
coscienza,
spirito, libertà.
O semplicemente:
Io.
E forse saràpriprio quel piccolo
immenso Io
a incrinare la cupola.